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Rimbalzare un pensiero

25 Novembre 2009

Giovedì scorso mi ha colpito quello che mi hai detto, Stella, a proposito di far rimbalzare i pensieri. “Funziona, dopo due volte che lo rimbalzi, non torna”.

Quanto vorrei avere la tua forza di volontà, la tua caparbietà, la tua sicurezza.

Oggi pomeriggio, erano le 16.30 passate da qualche minuto, un pensiero si è attaccato al campanello della mia mente e ha cominciato a suonare. Come quelle persone insistenti, i venditori ambulanti, quelli che vogliono raccogliere fondi per non si sa quale associazione…o come le signorine che ti telefonano per proporti l’ultima esaltante offerta Telecom-Alice-Sky o la vendita di olio d’oliva-pacchetti vacanze ecc..

Uno di quei pensieri noiosi, fastidiosi, che ti tormentano fino allo sfinimento.

Erano le 16.30 passate da qualche minuto, seduta nell’aula magna della mia università in attesa che iniziasse la conferenza sulle lingue extraeuropee ed è entrato lui. L’aula magna del polo di Sesto conterrà si e no 500 posti (circa) e lui si viene a sedere nella fila di poltrone (perchè noi abbiamo le poltrone blu) difianco alla mia. Proprio lì ti devi mettere? Scegliti un posto piuttosto nascosto, le file dietro…No, lui si deve sedere proprio lì, in modo tale che io possa vederlo sempre con la coda dell’occhio.

Ora, non dico che lui abbia fatto apposta, come faceva a saperlo che ci sarei stata anche io? E poi, lui non era minimamente interessato alla mia presenza. Caso vuole che ci siamo ritrovati nella stessa aula, uno accanto all’altra, dopo sei mesi di silenzio.

L’ultima volta che ci siamo visti risale a maggio, quando abbiamo terminato il corso di lingua hindi all’università e nonostante fossimo della stessa città non ci siamo mai incontrati nemmeno una volta.

Quel pensiero che ha cominciato a suonare al campanello della mia mente alle 16.30 passate da qualche minuto si è fatto via via più assillante, insolente.

Così mi sei venuta in mente tu, Stella, con la tua tecnica di “rimbalzare i pensieri”.

Bhè, sono le 21.28 in questo istante e ho dovuto scrivere tutto ciò per liberarmi da questo peso. Ho tentato di “rimablazare il pensiero” ma ho proprio fallito.

Quello che più mi fa rabbia è il non capire come io possa sentire ancora le farfalle allo stomaco e diventare rossa in viso appena si accorge di me e mi saluta, dopo sei mesi di silenzio. E non che prima ci fosse stata chissà quale storia!

Io continuerò a far rimbalzare il pensiero, anche perchè è puro frutto della mia mente, anche perchè è un pensiero che è senza futuro.

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Le Monde Magazine

25 Novembre 2009

Spot pubblicitario di “Le Monde”

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All’altezza dello stomaco

24 Novembre 2009

Incredibile come serte sensazioni rimangano inscritte nel tuo animo.

Oggi ho acceso la televisione, con la mia tazza di tè bollente in mano e mi son messa a guardare non so quale telefilm…ascoltavo.

Non ero per niente interessata a ciò che accadeva -ultimamente la televisione non esercita più il suo antico fascino su di me- ma ad un certo punto una scena mi ha colpito. Ho proprio sentito un movimento all’altezza dello stomaco. Insomma, i due -una coppia- stavano discutendo su non so quale argomento.

Quella stretta allo stomaco che mi è venuta mi ha riportato alla mente tutte quelle vecchie discussioni che ho fatto con il mio ex-lui…quelle stupide, quelle in cui cerchi di fargli capire quanto sia importante per te sentirlo vicino, quelle in cui, dopo ore di parole.parole.parole, senti che ti stai arrendendo, lasci perdere e rimani lì, delusa, sola… quelle discussioni in cui non sai se sia più giusto fargli capire il tuo punto di vista e rompergli le scatole oppure lasciar perdere, mandando giù quel boccone amaro, consapevole che per tutta la vita sarà così.

Strano…dopo 6 mesi di vita da single speravo di aver dimenticato queste sensazioni.

Quello che apprezzo, della vita da single, è il non doverle più provare.

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Nuovi canali

21 Novembre 2009

Mi rendo conto sempre più frequentemente che il campo in cui più mi sento “sollecitata” è quello della comunicazione, nonstante la mia timidezza nel parlare, nonstante il mio viso diventi un po’ più colorito quando intervengo in una conversazione.

Quello che mi affascina è lo studio delle lingue, il potersi mettere in relazione con altre persone, con altre culture. Perchè studiare un’altra lingua significa anche aprire la mente ad un altro mondo, ad un altro modo di pensare, di ragionare, di leggere la vita. E’ per questo motivo che studio da ormai tre anni l’hindi e l’arabo. Questo viaggio, così arduo, a volte scoraggiante, ma estremamente affascinante, mi coinvolge proprio per l’idea di avere la possibilità di comunicare con altre persone senza l’uso della lingua italiana, o della lingua inglese, e quindi restando sulle mie posizioni, restando aggrappata alle mie radici, ma avvicinandomi, facendo lo sforzo di apprendere altre lingue, le loro lingue.

Questa mia spinta interiore mi ha portato ad inziare lo studio di una nuova lingua. Una lingua un po’ speciale perchè, a differenza di tutte le altre, utilizza altri canali: non più l’udito e la parola, bensì la vista (e in alcuni casi esclusivamente il tatto). Si, perchè questa nuova lingua alla quale mi sto avvicinando è la LIS – Lingua dei segni italiana – (o LIST – lingua dei segni italiana tattile)

Una lingua che mi permette di saltare da un canale ad un altro, inesplorato. Un canale  nel quale sono particolarmente impacciata. Me ne sono resa conto proprio l’altra sera, quando cercando di imparare la posizione di dita, mano, polsi e provando a metterla in pratica, scoprivo grandi difficoltà nell’osservare i particolari.

Ma uscita da quel palazzo di Milano, dopo due ore di ascolto rapito e attento, mi sono sentita come davanti ad una porta aperta che mi dava la possibilità di sbirciare all’interno di un mondo ignoto e affascinante, ricco di umanità e nuove relazioni.

* Grazie stella *

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Accetta – Rifiuta

19 Novembre 2009

Oggi mi sono resa conto che ormai le amicizie sono tutte affidate al www e più in particolare a facebook.

Mi è sembrato di capire che essere cancellati dai contatti di un tuo “amico” equivale ad una tragedia, una mancanza di rispetto, una scorrettezza…

Sarà che sono sempre stata un po’ strana, un po’ particolare, un po’ nel mio mondo, ma, nonstante io stessia sia già stata cancellata dai contatti di alcuni miei “amici” non ho provato nè rabbia nè dispiacere nè tanto meno mi sono sentita ferita o mancare di rispetto.

Sarà che considero facebook un gioco, un luogo praticamente inutile, il cui unico scopo è impicciarsi degli affari degli altri…

Sono convinta di non avere molti amici di più rispetto a quando, fino ad un anno fa, non conoscevo ancora l’esistenza di questo fb. Anzi, sono sicura di averne ancora meno: quelli veri, quelli che non hanno bisogno di sapere che si trovano nei miei contatti per avere la prova del mio affetto nei loro confronti. Quelli veri, quelli che non si affidano esclusivamente a questo mezzo per comunicare con me, ma che prendono il telefono e mi chiamano, aprono la casella di posta e mi scrivono, mi chiedono di uscire e passo con loro una serata di chiacchiere davanti ad un caffè…

Quegli Amici che sanno come è andata la mia settimana, che conoscono i miei progetti futuri, prossimi e venturi, che sanno esattamente quando chiamare (non ho mai capito esattamente come facciano), quando correre in mio aiuto; quegli Amici con i quali riesco a divertirmi anche senza fare cose pazzesche, quelli con i quali sto bene anche quando tra noi c’è silenzio, quelli che mi comunicano entusiasmo, voglia di fare, allegria, gioia, quelle persone che sanno ricaricare le tue batterie!

E per sentire queste persone facebook non è poi così fondamentale (effettivamente l’unico scopo utile di fb è di risparmiare sul telefono e sui messaggi)

 

Ma allora spiegatemi per quale motivo dovrei tenere su facebook contatti di persone, che “diventano tue amiche” cliccando semplimentente il tasto “accetta”, che non incontro mai, non vedo da anni, non sanno nulla di me ed io nulla di loro. Mi da un gran fastidio farmi gli affari degli altri (perchè, piccolo particolare, su Facebook poi ognuno arriva a raccontare la propria vita!).

Ed io non sopporto il gossip.  

 

 

 

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Sirena o Balena ?

17 Novembre 2009

Qualche tempo fa, sulla vetrina di una palestra, comparve un manifesto che rappresentava una ragazza spettacolare, accompagnata dalla scritta

‘QUEST’ESTATE VUOI ESSERE SIRENA O BALENA ?’.

Si dice che una donna, di cui non ci è pervenuta la tipologia fisica ha risposto alla domanda in questi termini :

‘Egregi signori, le balene sono sempre circondate da amici (delfini, foche, umani curiosi), hanno una vita sessuale molto vivace ed allevano dei cuccioli che allattano teneramente. Si divertono come pazze coi delfini e si strafogano di gamberetti. Nuotano tutto il giorno e scoprono posti fantastici come la Patagonia, il mar di Barens o le barriere coralline della Polinesia. Cantano benissimo e registrano talvolta dei CD. Sono impressionanti e sono amate, difese ed ammirate da quasi tutti.

Le sirene non esistono. Ma se esistessero farebbero la fila dagli psicologi in preda ad un grave problema di sdoppiamento della personalità (donna o pesce?). Non avrebbero vita sessuale perché ucciderebbero tutti gli uomini che si avvicinano (e del resto come farebbero) ? Non potrebbero fare neanche bambini. Sarebbero graziose é vero, ma solitarie e tristi. E del resto chi vorrebbe vicino una ragazza che puzza di pesce?

Non ci sono dubbi, IO preferisco essere una BALENA.

P.S. : In quest’epoca in cui i media ci mettono in testa che solo le magre sono belle, io preferisco mangiare un gelato coi miei bambini, cenare con un uomo che mi piace, bere un vino rosso coi miei amici.

tratto da CoccaOn Tumblr

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Il Bel Paese

16 Novembre 2009

Vorrei condividere con voi queste righe, tratte dal blog Awaragi

Questa notizia riguarda la fuga dei cervelli da Italia e fa un conto del suo costo monetario annuale. Penso che sia triste questa situazione dove le persone più capaci decidono di abbandonare il proprio paese perché non trovano le opportunità.

 
L’articolo si conclude con le seguenti parole: “Il processo non è controbilanciato dall’afflusso di “cervelli” stranieri in Italia. Come ha documentato la recente ricerca della Fondazione Rodolfo de Benedetti, in Italia – per ogni cento laureati nazionali – ce ne sono 2,3 stranieri, contro una media OCSE di 10,45.”
 
Qualche giorno fa sono stato a cena con un gruppo di scienziati indiani venuti in Italia per studiare alle università italiane. La maggior parte di loro è occupato in ricerca di alto livello. Sono giovani, hanno l’età di mio figlio e si occupano di campi come bioinformatica e nanotecnologia. Penso che anche loro sono un investimento per Italia.
 
Alcuni di loro parlavano di spostarsi in altri paesi europei o in America per qualche anno, per poi tornare a lavorare in India. Nessuno di loro sembrava interessato a continuare a vivere in Italia. Ma mi ha sorpreso il loro disinteresse verso Italia, un paese percepito come “difficile e burocratico”. Molti di loro parlavano di amici italiani e dei loro professori con ammirazione, ma nessuno di loro sapeva parlare in italiano – anche se qualcuno di loro era in Italia da più di un anno. Qualcuno si lamentava dei problemi di avere permessi di soggiorno, qualcuno della difficoltà di far venire in Italia la moglie, e molti parlavano di non vedere l’ora di finire e di andare.
 
“Potresti anche deciderti di fermarti qui?” ho chiesto a uno di loro.
 
“Ma se non sanno prendere cura dei propri giovani scienziati, pensi che loro prenderanno cura di noi?” mi ha risposto con un sorriso.
 
Uno di loro mi ha chiesto, “Ma tu conosci bene Italia, cosa pensi come andrà? Riusciranno a riprendersi?”
 
Mi ha fatto sentire un po’ triste, questa loro percezione di un paese bello con della gente simpatica, ma essenzialmente morente, senza grandi speranze.
 
Un senso di tristezza e di indignazione mi pervade.
Questa è l’immagine che il resto del mondo ha dell’Italia? Un paese essenzialmente morente?
Io, in qualità di giovane che sta per entrare nel mondo del lavoro, cosa posso fare per il mio paese? Il mio “bel paese”?

 

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Pensieri al vento un giorno d’autunno

12 Novembre 2009

Era da un po’ che aspettavo queste giornate: queste bellissime giornate d’autunno, con il sole che domina per tutto il giorno, con l’aria fredda, pungente sulle gote e sul naso, con un cielo azzurrissimo, con i tramonti che si affacciano stretti ed alti alla mia finestra.

Questa giornate fatte da lunghe camminate. Ad ogni passo ammiro esasiata la bellezza della stagione, i suoi colori. L’autunno, un’altra primavera. Le foglie, ma le vedete le foglie? Vi capita mai, nella frenesia della vostra giornata, di osservare anche solo per un breve istante i loro colori. Bhè, dovreste farlo, altrimenti vi perdereste uno spettacolo straordinario.

Quei gialli, quei rossi così intensi…oggi ammiravo il contrasto dell’azzurro limpido ed intenso del cielo con il dolce ondeggiare delle foglie al vento, quel loro lento cambiar colore, mostrando prima un giallo intenso e poi un giallo più tenue. Una vera e propria danza che segue il ritmo dettato dal vento. Mille ballerine colorate che si muovono con grazia.

Adoro anche i viaggi in treno, durante queste giornate d’autunno, anche quando è solo un mezzo di trasporto che mi porta alla mia solita lezione di lingua araba. Anche quando quel viaggio in treno non rappresenta una vera a propria  partenza, con valigia, zaino e biglietto in mano, anche quando rappresenta soltanto un gesto abitudinario.

Ma questi viaggi in treno mi piaciono durante queste giornate così colorate. Non leggo mai, guardo fuori dal finestrino, tutto il tempo, osservo la campagna che scivola lenta davanti a me. Ammiro i suoi colori, la sua luce. E sento uno sfarfallio particolare al cuore quando riesco a scrutare le montagne all’orizzonte.

Sono convinta che ci sia uno sfarfallio particolare per ogni cosa che ci fa sorridere: io ne ho uno per le montagne -quando le scruto all’orizzonte- uno per la neve -quando riesco a sentire nell’aria quel suo profumo freddo e giocoso-  uno per il mare -quando respiro la sua aria, il suo fiato; quando mi solletica i piedi, quando mi culla- uno per la pasta del pane – la sua consistenza, il suo profumo caldo- e molti altri ancora… Ma ognuna di queste piccole cose mi fa sentire uno sfarfallio nel cuore.

 

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Il Giardino

4 Novembre 2009

Ci sono eventi della vita che non si riescono proprio a spiegare; anche nel tentativo di prenderli, esaminarli, rivoltarli come un calzino, analizzarli nei minimi dettagli non riusciranno a rispondere alla nostra incredulità, alle nostre domande, al nostro sgomento.

Uno di questi eventi è la morte.

La morte diventa inspiegabile se riguarda un uomo ancora giovane, con una moglie e due figlie giovani che lo amano. Un uomo burbero, ma buono e generoso. Un uomo che è entrato nella dimensione della malattia, quella incurabile, ma che ti lascia lucido e cosciente. Non quella malattia che stordisce i tuoi sensi, il tuo cervello, che ti riporta a vivere l’infanzia, ribaltando la realtà – che ti fa annodare tutti i guanti di casa, che ti spinge alla ricerca del caffè nel bel mezzo della notte, che ti mette alla ricerca di un fienile che non esiste più. No, non questa malattia, che crea come una bolla attorno a te. Bensì quella malattia che ti punge, ti inchioda, ti fa soffrire, ma ti lascia lucido e presente, consapevole.

Non ci si può spiegare perche un uomo buono, generoso e con un grande cuore abbia dovuto salutarci così precocemente. L’unica frase che oggi ha dato un senso a tutto il silenzio e il dolore è stata:

 ”Il Signore coglie i fiori più belli presenti sulla terra per trapiantarli nel Suo giardino

Ed è l’unica cosa che riesco a capire in tutto questo.

 

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Anselm Grün vol.2

4 Novembre 2009

 ”Non è detto che l’amicizia funzioni. Quattro in particolare sono i pericoli che minacciano l’amicizia citati dagli scrittori.

George Bernanos indica nella noia il nemico più grande: “Nessuna amicizia può resistere alla noia”. Quando gli amici non hanno più nulla da dirsi, quando si sono abituati l’uno all’altro ma non sono più aperti a qualcosa che va al di là di loro stessi, la noia ucciderà l’amicizia. Il flusso tra gli amici è interrotto. L’amicizia secca, si arena. La noia nasce ogni volta che la sorgente della fantasia e della creatività si inaridisce. Spesso la causa di tutto ciò è il nascondere all’altro i propri sentimenti. Ma quanto più ci si trattiene dall’esprimerle, tanto meno le emozioni possono fluire in noi e tra di noi. Perdiamo gradualmente la capacità di vivere la bellezza in modo intenso. Meno parliamo dei nostri sentimenti e delle nostre esperienze, più si spegne la capacità di vivere qualcosa. E questo irrigidimento si trasforma in tedio. Ciascuno dei due annoia all’altro, invece di raccontare, pieno di entusiasmo, le proprie esperienze ed emozioni.

Il secondo pericolo consiste nell’attività eccessiva. Chi è sempre impegnato, chi si rifugia nel lavoro, non solo non ha tempo per l’amicizia, ma divento per di più incapace di essere amici di un’altra persona. Gli amici migliori non sono le persone baciate dal succeso, bensì quelle che sono state colpite dal destino, che sono consapevoli delle proprie debolezze e dei propri limiti. L’amicizia necessita dell’apertura all’altro. Chi soffoca i propri sentimenti in mille attività, diventa incapace di condividerli con l’amico. Ma chi non ha più nulla di condividere non può essere amico di nessuno. Può godere dell’amicizia solo chi non si sottrae alla povertà del proprio io. Questa è la conclusione a cui giunge Goethe: “Solo a noi poveri, che possediamo poco o nulla, è concesso godere pienamente della gioia dell’amicizia. Non abbiamo altro che noi stessi. Ed è questo io che dobbiamo donare completamente”.

 Il terzo pericolo è costituito dalla mancanza di parità tra gli amici. “La preponderanza eccesiva di una parte turba l’amicizia”, afferma il barone Adolf von Knigge. Se uno dei due amici si pone come sostegno, terapeuta, benefattore dell’altro, l’amicizia viene distrutta. L’amicizia ha bisogno di un ‘io’ e di un ‘tu’ posti sullo stesso piano. Ognuno dei due dona qualcosa all’altro. Ognuno arricchisce l’altro. Se una relazione tra chi aiuta e chi è aiutato si trasforma in amicizia, chi aiuta deve rinunciare alla sua posizione di superiorità e mettersi alla pari dell’amico. Se continua ad assumere il ruolo di padre o benefattore, distrugge così facendo l’amicizia. L’amico sente di venir curato e istruito, ma non amato per quello che è. E questo non è più amicizia.

La quarta minaccia all’amicizia , descritta da Ernst Raupauch, è collegata alla terza “L’ecceso di buone azioni indebolisce l’amicizia invece di rafforzarla”. Esistono persone che donano troppo agli amici. Ciò suscita nell’amico la sensazione che l’altro voglia comprare la sua amicizia. Egli soffocherà questo sentimento, ma presto il sentimento represso lo perterà all’aggressività e infine alla durezza. E il cuore indurito è incapace di amicizia. Nell’amicizia non ci devono essere dislivelli come quello tra il ricco che dà e il povero che riceve, tra l’ignorante e il sapiente, tra il sano e il malato. L’amicizia ha bisogno di uguaglianza tra gli amici, altrimento è a rischio”.

“Il breve libro dell’amicizia” de Anselm Grün, Editrice Queriniana, Brescia, 2004, pp. 62-65