Giovedì scorso mi ha colpito quello che mi hai detto, Stella, a proposito di far rimbalzare i pensieri. “Funziona, dopo due volte che lo rimbalzi, non torna”.
Quanto vorrei avere la tua forza di volontà, la tua caparbietà, la tua sicurezza.
Oggi pomeriggio, erano le 16.30 passate da qualche minuto, un pensiero si è attaccato al campanello della mia mente e ha cominciato a suonare. Come quelle persone insistenti, i venditori ambulanti, quelli che vogliono raccogliere fondi per non si sa quale associazione…o come le signorine che ti telefonano per proporti l’ultima esaltante offerta Telecom-Alice-Sky o la vendita di olio d’oliva-pacchetti vacanze ecc..
Uno di quei pensieri noiosi, fastidiosi, che ti tormentano fino allo sfinimento.
Erano le 16.30 passate da qualche minuto, seduta nell’aula magna della mia università in attesa che iniziasse la conferenza sulle lingue extraeuropee ed è entrato lui. L’aula magna del polo di Sesto conterrà si e no 500 posti (circa) e lui si viene a sedere nella fila di poltrone (perchè noi abbiamo le poltrone blu) difianco alla mia. Proprio lì ti devi mettere? Scegliti un posto piuttosto nascosto, le file dietro…No, lui si deve sedere proprio lì, in modo tale che io possa vederlo sempre con la coda dell’occhio.
Ora, non dico che lui abbia fatto apposta, come faceva a saperlo che ci sarei stata anche io? E poi, lui non era minimamente interessato alla mia presenza. Caso vuole che ci siamo ritrovati nella stessa aula, uno accanto all’altra, dopo sei mesi di silenzio.
L’ultima volta che ci siamo visti risale a maggio, quando abbiamo terminato il corso di lingua hindi all’università e nonostante fossimo della stessa città non ci siamo mai incontrati nemmeno una volta.
Quel pensiero che ha cominciato a suonare al campanello della mia mente alle 16.30 passate da qualche minuto si è fatto via via più assillante, insolente.
Così mi sei venuta in mente tu, Stella, con la tua tecnica di “rimbalzare i pensieri”.
Bhè, sono le 21.28 in questo istante e ho dovuto scrivere tutto ciò per liberarmi da questo peso. Ho tentato di “rimablazare il pensiero” ma ho proprio fallito.
Quello che più mi fa rabbia è il non capire come io possa sentire ancora le farfalle allo stomaco e diventare rossa in viso appena si accorge di me e mi saluta, dopo sei mesi di silenzio. E non che prima ci fosse stata chissà quale storia!
Io continuerò a far rimbalzare il pensiero, anche perchè è puro frutto della mia mente, anche perchè è un pensiero che è senza futuro.


