parole

Rumi

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“Là fuori, oltre a ciò che è giusto e a ciò che è sbagliato, esiste un giardino.
Ci incontreremo lì.”
– Rumi

Porta “al cuore”

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Da quale porta stai cercando di entrare, per avvicinarti al cuore delle persone che ami (i tuoi figli, tua moglie, tuo marito…)?
Non tutte le porte si aprono e non tutte conducono al cuore. Quando inizi a parlare con lui/lei, verifica bene cosa c’è scritto sulla tua porta di ingresso.
Se c’è scritto “CRITICA”, allora non è strano che ti venga sbattuta in faccia!
E anche se c’è scritto “COMANDO” oppure “CONSIGLIO”. Spesso somigliano alla prima… E anche se si aprono, rischi che non ti portino da nessuna parte…

Prova invece a entrare da quella del “PARLIAMO DEL PIU’ E DEL MENO” oppure da quella del “PROGRAMMIAMO QUALCOSA INSIEME”. E’ più facile che le trovi aperte e che un po’ di strada si possa iniziare a fare insieme.

Puoi provare poi con quella del “MI INTERESSO A TE”. Se la trovi aperta, si fa più strada insieme e questa conduce più vicino al cuore.

Ma le porte che più spesso devi valicare sono due: quella del “COMPLIMENTO/CAREZZA” e quella dell’”APERTURA DEL TUO CUORE” (“Ti confido una cosa di me”…). Queste sono aperte anche quando ti sembrano chiuse. E conducono dritte al cuore! Già al primo passo!

Buon cammino!

Mimmo Armiento

 

Etty

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“Tocca all’amore creare la vita e salvarla”

Frida

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Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.
Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.
Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libero,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.
Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.

 

Frida Kalo

Le forme dell’amore

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“Le forme dell’amore sono infinite,
basta scegliere quella che ci rende
più felice.”

Alda Merini

DECALOGO DEL FIGLIO

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Vorrei nascere da due corpi uniti dall’incanto dell’amore, e non soltanto dalla incoscienza della passione.
Amo la differenza per essere un fiume che attinge a due sponde. Per unire in me due metà che si sono perse di vista.
Vorrei essere un dono e non un prodotto, una sorpresa e non un calcolo.
Non vorrei essere un diritto né un semplice privilegio, ma solo il frutto di un atto di infinita generosità.
Voglio nascere da una risposta e non da un capriccio, da una libertà responsabile e non da una necessità riparatrice.
Vorrei essere una persona con una propria dignità e non un oggetto con cui giocare per provare emozioni pronte a scaricarti.
Vorrei essere un desiderio e non un bisogno, una trascendenza e non un passaggio fugace al limite dell’estemporaneità.
Voglio esser figlio dell’attesa e non della pretesa.
Vorrei essere visto come un limite che vi fa incontrare e non un confine sui cui litigare.
Porterò la distanza necessaria a ritrovarvi, la fame che vi libererà da una sazietà satura.
Voglio essere un’eccedenza e non il prolungamento del vostro Io che vorrebbe vedere riflessa in me la propria immagine.
Vorrei venire per essere lasciato andare via, non per essere posseduto ma per essere conosciuto.
Vorrei portare l’eccedenza che scompiglia e l’orizzonte che non finisce.
Vorrei essere novità che stupisce e non che semplicemente incuriosisce.
Vorrei essere amato e non adorato, portare nella vostra sicurezza la mia fragile incompiutezza.
Vorrei essere un evento da ospitare e curare e non una soluzione che deve compensare.
Voglio essere una vita generata e non pianificata.
Vorrei venire in un corpo dove un seme ha fatto un lungo viaggio per trovare quel grembo in cui comincia il volto di chi mi ha voluto.
Vorrei dare forma alla pancia vuota di chi ha conosciuto la carezza di una mano che l’ha sfiorata.
(Michele Illceto)