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Margherita Antonelli e Marco Amato, Secondo Orfea, quando l’amore fa miracoli

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La storia che mi ha portato a sentir parlare di donna Orfea è lunga e risale ad un anno fa.
Una mia amica era a Lucca in occasione della rassegna teatrale “I teatri del Sacro” e aveva da poco contattato mia madre che era interessatissima a poterne sapere di più. Così questa mia amica ha adottato tutte le sue abilità e ha collezionato un bel po’ di informazioni su spettacoli e compagnie teatrali che partecipavano al progetto. Un giorno il postino mi recapito una busta bianca con l’indirizzo scritto in blu. Ovviamente riconosco subito la calligrafia (in questi ultimi due anni ho fatto pratica).

Apro e inizio a spulciare. Libretti, locandine, piccoli stralci di storie e tra queste…eccola: Orfea.
Non so esattamente perché, forse l’immagine della locandina ha catturato l’attenzione (la prima scrematura quando scelgo i libri va sempre secondo il criterio “copertina”) e leggendo la breve recensione Orfea mi è diventata familiare, amica.
Insomma, una donna come tante, una donna della Palestina, che va al mercato, che cucina e lava, povera e dignitosa, schietta, vera e affettuosa. Vive una vita semplice. Orfea ha una vicina di casa molto giovane, con un bimbo.

Lo spettacolo di Margherita Antonelli e Marco Amato ci avvicina alla storia incredibile e vera di questa donna, Orfea, che guarda crescere quel bambino, lo vede diventare uomo e ne ascolta le parole. Orfea ci avvicina a lui, ci fa da specchio. Ci aiuta a capire come è ancora attuale la vita di quell’uomo, Gesù, che ha cambiato lo sguardo dell’uomo su se stesso e sugli altri. Orfea sente il cuore cambiare e mentre lei racconta della metamorfosi, anche il tuo cuore vibra di speranza, in tensione verso quelle due parole “ti credo” che vengono scagliate alla fine e fanno breccia.

Dopo un anno dal nostro primo avvicinamento finalmente ho incontrato Orfea. Mi è diventata amica.