vite

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Tratto dal libro “La lunga strada per tornare a casa” di Saroo Brierley e Larry Buttrose, il film “Lion” racconta una storia vera. Sarò, un bambino di cinque anni si perde, sale erroneamente su un treno che lo porta a 1600 km di distanza dal suo villaggio, dalla sua mamma e da suo fratello Guddu. Si trova a Calcutta, nella caotica e immensa città dove l’unica cosa che deve fare è sopravvivere.

Quella di Saroo è una storia che fa eco a tante altre storie, racconta di molti altri occhi, moltissimi altri bambini indiani (80.000 per la precisione) che ogni anno vengono ritrovati a vagare senza famiglia.

Lion promuove il lavoro di alcune associazioni indiane e non che si occupano di ridare speranza e vita a questi bambini

cammini

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piedi[1]

Piedi, strade, passi.
Passo dopo passo percorriamo kilometri
Giorno dopo giorno percorriamo il tempo.

Ci sono giorni
e sono rari
in cui voltandosi indietro
scopriamo con meraviglia che la quotidianità
non è stata affatto sterile.

 

Remembering

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Ricordo giorni di natura sovrana
di cuccioli di volpe che giocano ignorandomi
e annusandomi.
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ma sono più felice oggi.

Il Cammino di Santiago

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14 - flechaDevi farcela da sola
ma non puoi farcela da sola.

Così è iniziato il mio Cammino. Piovigginava a tratti, il cielo di Leòn sopra di me singhiozzava lacrime. Era il 31 luglio 2015 ed io mi stavo rendendo conto di essere da sola, spersa chissà dove per la Spagna (non sono mia stata forte in geografia ed avevo solo una vaga idea della mia posizione)
Sono uscita dal mio ostello (quello delle benedettine) e ho iniziato a seguire le frecce gialle.
Il cammino si fa con i piedi perché i piedi aiutano il cuore a mettersi in movimento, verso la verità che lo abita, verso i desideri che lo muovono e verso la Fonte che lo nutre.
Si cammina per i motivi più svariati e incontrare gli altri pellegrini aiuta ad aumentare la lunga lista del “perché lo sto facendo”. Io ho camminato per cercare la verità del cuore, per mettere a nudo la persona che sono, per scoprirmi. Ho camminato verso il “campo delle stelle” (Compostela) per trovare i desideri (de-sidera) del mio cuore. Ho camminato scoprendo di non essere mai da sola.

127 - dove le frecce svaniscono

Alla fine Santiago de Compostela arriva. E si riparte. Perché quella freccia gialla che hai seguito per kilometri, raggiunta la concha davanti alla cattedrale, cambia direzione. E ti chiede di riprendere il cammino. Verso le persone alle quali devi stare vicino.

Etty Hillesum – cuore pensante

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Era ottobre 2011 ed io scrivevo di Etty Hillesum.
Sono passati quasi quattro anni e scopro che in effetti quella ragazza di 27 anni che avevo incontrato è ancora con me. Parrà strano, ma credo che nessun incontro sia casuale. Nessuno, nè quelli con persone in carne ed ossa, nè quelli con persone che hanno vissuto prima di noi. Credo, in fin dei conti, che le occasioni per conoscere chi ci ha preceduto siano parecchie e piuttosto fantasiose (come quelle che ci permettono di incontrare persone che vivono sul nostro stesso pianeta e condividono la nostra epoca storica).
Così è stato con Etty. Devo ringraziare un’amica comune, Laura. E’ solo grazie a lei che ho potuto farmi assorbire dalle pagine del suo diario. Mi ci sono ritrovata, come se Etty avesse vissuto prima di me con lo stesso trasporto, con il medesimo modo alcune vicende della vita.
Ieri l’ho incontrata di nuovo, dopo quattro anni di silenzio.
Si sa, gli amici veri sanno attendere anche anni.
E’ sempre lei e la scopro sempre più vicina.

Giovanni Allevi

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Immersione in un oceano di note, di melodie. Occhi chiusi.
Questo basta per vivere il concerto di Giovanni Allevi che traduce in note i versi di un poeta, il regalo di una stella, i primi tre minuti dopo il risveglio, un viaggio in ambulanza, gli occhi di una donna, la strage di Beslan, la tensione al trascendente “alla quale gli artisti sempre tendono”.

la mia preferita? Ne ho due: Elevazione e Back to life

Dante – poeta del desiderio

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Sabato sera un ragazzo avrebbe di meglio da fare che partecipare ad una conferenza su Dante.
Dante? Dante davvero?
Eppure di ragazzi ce n’erano ad ascoltare Franco Nembrini, che per quasi due ore ha parlato del poeta.
E li ha tenuti incollati alla sedia.
E anche io,  da sempre scettica su Dante, mi sono lasciata affascinare.
Dante l’ho sempre contestato: chi era lui per dire chi dovesse andare all’inferno? E perché proprio Ulisse (uno degli uomini di cui ero segretamente innamorata). E poi? non è che la Chiesa si è lasciata convincere da Dante sull’esistenza dei “tre regni”? Che poi, secondo me l’inferno non esiste.
Queste le mie convinzioni risalenti agli anni delle superiori.

Ma per fortuna (o per Grazia?) ho incontrato Franco Nembrini, che mi ha parlato di stelle, desiderio, luce, sguardo: salvezza.
Dante, poeta del desiderio. Dante, poeta, quindi uomo che conosce l’essere umano, che percorre tutto un cammino profondissimo per poter parlare agli uomini (di tutti i tempi) e dire loro: “ricominciare è possibile!”

Ho iniziato dal suo libro sul Purgatorio:

«Cantica del perdono», il Purgatorio è la cantica della tenerezza per se stessi; è la cantica del presente, del tempo e dello spazio, dell’umanità, del percorso e del lungo lavoro che l’uomo deve fare per diventare fedele a se stesso, per ritrovare se stesso, per essere quello che al fondo è sempre stato: puro desiderio. È Dante che risponde alla domanda che abbiamo tutti: si può ricominciare? C’è una novità per cui si può ricominciare? Si può nascere di nuovo?

Così ogni mattina ora mi alzo e inizio la giornata con la prima terzina della seconda cantica:

Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele;