Emiliano Bos

Emiliano Bos, In fuga dalla mia terra

Postato il Aggiornato il

Storie senza biglietto di ritorno. “In fuga dalla mia terra” è un reportage sulle tracce di uomini, donne e popoli che non si fermano davanti a nulla. Perché non possono: i luoghi da cui fuggono si chiamano GuerraFameMiseria.
Emiliano Bos incrocia il passo e le parole di “migranti”, “profughi”, “erranti”, “irregolari”. Mai di “clandestini”, perché salvarsi la vita non può essere una colpa. S’imbarca sulle piroghe che dal Senegal salpano per le Canarie, s’inoltra nel Sahara sulle nuove navi del deserto; percorre la Moldavia delle madri in trasferta e sconfina in Transnistria, il Paese che non c’è, incrocia le rotte dei pirati tra Corno d’Africa e lo Yemen di al Qaeda; condivide l’attesa impotente di migranti d’ogni continente nelle “stazioni intermedie”, Istanbul, sublime porta della Fortezza Europa, Calais con le sue baraccopoli a due passi dal sogno d’oltremanica, la Giordania, parcheggio per migliaia di profughi iracheni. E scopre che dopo i fatti di Rosarno -ma anche prima-  si fugge dal nostro Paese. Per non perdere la rotta a ogni reportage affianca la sua “bussola”, un quadro storico con fatti e numeri: per capire che i cosiddetti “flussi migratori” sono ormai “esodo”, tumultuoso e inarrestabile.
atraeconomia

Emiliano Bos  giornalista, lavora alla Radiotelevisione Svizzera. Dal 1994 si occupa di guerre e pace nei Balcani, Medio Oriente e Africa, viaggiando e scrivendo. Suoi reportage sono stati pubblicati tra gli altri da L’EspressoFamiglia CristianaDiarioDie WeltEast.

– Riporto questo vecchio articolo del 2010 perchè penso che sia da diffondere –

Quello di questa sera (7 maggio 2010) è con Emiliano Bos, è stato un incontro tanto inaspettato e inatteso quanto sconvolgente. Uso non a caso questo aggettivo, ma desidero attribuirgli quell’accezione positiva che porta con sè. Ogni avvenimento sconvolgente che ci smuove nel profondo della nostra anima porta con se domande e ribaltamenti. Un avvenimento sconvolgente non è tale se non porta in se un germe di sovvertimento dell’ordine esistente; un rivoluzionare, uno smuovere. Porta con se una nuova aria, un nouovo ossigeno, nuovo slancio, nuovi desideri.

Ho ascoltato rapita tutto ciò spiegava, descriveva, raccontava: i numeri e la vita, le statistiche e le lacrime, le multinazionali e la ragazza etiope con la quale ha condiviso un pezzo di storia. Le sue parole sono state un fiume in piena -io che sto “bevendo” tutto quello che vivo in questi mesi, le sue parole non mi hanno soltato inzuppato, mi hanno travolto- mi hanno rapita, rovesciata; parole difficili da ascoltare, ma reali. Difficile capire come la stampa e i media tengano nascoste le verità sul mondo: mi stupisco sempre di più di come sia estremamente arduo poter leggere una qualsiasi notizia che non sia filtrata, rivisitata, manipolata.

Emiliano Bos mi ha colpito, per la sua inspiegabile forza, l’energia che lo spinge negli angoli più remoti della Terra; quegli angoli nei quali nessuna persona prudente si spingerebbe. Ma è grazie a persone coraggiose ed acute come lui che possiamo aprire gli occhi sulla realtà che ci circonda. Ed è ora di aprirli questi occhi!

Annunci

Non lasciamoci vincere dal pessimismo!

Postato il Aggiornato il

Storie senza biglietto di ritorno. “In fuga dalla mia terra” è un reportage sulle tracce di uomini, donne e popoli che non si fermano davanti a nulla. Perché non possono: i luoghi da cui fuggono si chiamano Guerra, Fame, Miseria.
Emiliano Bos incrocia il passo e le parole di “migranti”, “profughi”, “erranti”, “irregolari”. Mai di “clandestini”, perché salvarsi la vita non può essere una colpa. S’imbarca sulle piroghe che dal Senegal salpano per le Canarie, s’inoltra nel Sahara sulle nuove navi del deserto; percorre la Moldavia delle madri in trasferta e sconfina in Transnistria, il Paese che non c’è, incrocia le rotte dei pirati tra Corno d’Africa e lo Yemen di al Qaeda; condivide l’attesa impotente di migranti d’ogni continente nelle “stazioni intermedie”, Istanbul, sublime porta della Fortezza Europa, Calais con le sue baraccopoli a due passi dal sogno d’oltremanica, la Giordania, parcheggio per migliaia di profughi iracheni. E scopre che dopo i fatti di Rosarno -ma anche prima-  si fugge dal nostro Paese. Per non perdere la rotta a ogni reportage affianca la sua “bussola”, un quadro storico con fatti e numeri: per capire che i cosiddetti “flussi migratori” sono ormai “esodo”, tumultuoso e inarrestabile.

Emiliano Bos  giornalista, lavora alla Radiotelevisione Svizzera. Dal 1994 si occupa di guerre e pace nei Balcani, Medio Oriente e Africa, viaggiando e scrivendo. Suoi reportage sono stati pubblicati tra gli altri da L’Espresso, Famiglia Cristiana, Diario, Die Welt, East.

altraeconomia

Quello di questa sera è con Emiliano Bos, è stato un incontro tanto inaspettato e inatteso quanto sconvolgente. Uso non a caso questo aggettivo, ma desidero attribuirgli quell’accezione positiva che porta con sè. Ogni avvenimento sconvolgente che ci smuove nel profondo della nostra anima porta con se domande e ribaltamenti. Un avvenimento sconvolgente non è tale se non porta in se un germe di sovvertimento dell’ordine esistente; un rivoluzionare, uno smuovere. Porta con se una nuova aria, un nouovo ossigeno, nuovo slancio, nuovi desideri.
Ho ascoltato rapita tutto ciò spiegava, descriveva, raccontava: i numeri e la vita, le statistiche e le lacrime, le multinazionali e la ragazza etiope con la quale ha condiviso un pezzo di storia. Le sue parole sono state un fiume in piena -io che sto “bevendo” tutto quello che vivo in questi mesi, le sue parole non mi hanno soltato inzuppato, mi hanno travolto- mi hanno rapita, rovesciata; parole difficili da ascoltare, ma reali. Difficile capire come la stampa e i media tengano nascoste le verità sul mondo: mi stupisco sempre di più di come sia estremamente arduo poter leggere una qualsiasi notizia che non sia filtrata, rivisitata, manipolata.
Emiliano Bos mi ha colpito, per la sua inspiegabile forza, l’energia che lo spinge negli angoli più remoti della Terra; quegli angoli nei quali nessuna persona prudente si spingerebbe. Ma è grazie a persone coraggiose ed acute come lui che possiamo aprire gli occhi sulla realtà che ci circonda. Ed è ora di aprirli questi occhi!